Nel documento della Conferenza Episcopale Italiana, “Incontriamo Gesù”, in cui sono raccolti gli orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia nel decennio 2010 – 2020, al n. 43, leggiamo un preciso riferimento al “progetto culturale” e a tutti gli ambiti di socialità in cui possono crescere il confronto, il dialogo, la riflessione tra credenti e non credenti per incrementare la coesione sociale in un tempo in cui sempre di più è necessario interpretare e vivere un “nuovo umanesimo” riscoprendo il valore, non solo simbolico, del “logo” del progetto culturale.
Una piazza aperta, dalla forma ellittica, su cui si affacciano il campanile e il palazzo pubblico, le case e i portici. Dall’agorà dei Greci alla piazza del Comune, la piazza ha sempre rappresentato il cuore della città, il “palpito” della relazione. Oggi, nel “villaggio globale”, la piazza del progetto culturale è un luogo dove incontrarsi, confrontarsi e riconoscersi attorno alle idee e ai problemi,
è lo spazio dove pensare più a fondo e alla luce della fede le questioni fondamentali della cultura,
è il punto di convergenza di realtà tra loro diverse e complementari per individuare cammini condivisi tesi a superare la distinzione fra “cultura alta” e “cultura diffusa”, con l’obiettivo di individuare un “cantiere” di novità,
è l’ambiente dove “comunicare” con gli altri e agli altri, nella convinzione che la comunità nasce dalla comunicazione sia interpersonale, diretta, costruita sul dialogo, che da quella virtuale, indiretta,
è, infine, una grande sfida per il presente che deve confrontarsi con la ricchezza e i rischi della relazioni digitali che paiono indurre un cambiamento nell’organizzazione della vita personale e sociale, nella modulazione delle relazioni umane, nel rapporto con lo spazio e con il tempo.

 

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